Storia

La Nostra Storia

ARCHITETTURA | MONASTERO | NAPOLEONE, LA RESTAURAZIONE | LA FAMIGLIA MINELLI

Architettura

Ciò che colpisce è la struttura di questo complesso, ”quasi fosse stato miracolosamente trasportato qui dalle campagne piacentine o lombarde”. La grande corte rettangolare, racchiusa da edifici perimetrali e da alte mura, nonché il doppio accesso mediante cancelli coperti, collegati da una strada longitudinale interna, richiamano infatti un’architettura rurale piuttosto insolita nelle campagne bolognesi. La sua immagine più antica, del tutto diversa dall’attuale, è riportata come proprietà Bonfigli, anno 1578.

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Era un massiccio edificio disposto su due piani (più un sottotetto), dotato di copertura a due ampi spioventi e di un ingresso con portale architravato di una certa imponenza. Sul colmo del timpano una torretta (ad uso di colombaia) ornata da tre arcatelle cieche domina la costruzione. La torre, unico elemento in comune con l’edificio attuale, nel secolo XVI era evidentemente incorporata all’edificio, similmente a quanto si può vedere nelle costruzioni coeve ancora esistenti nel territorio rurale bolognese. Nel 1684 il complesso era costituito da vari edifici e già circondato da una cortina di mura. Ad ovest un ”Portone coperto” si apriva sul muro di cinta dando accesso a un’ampia corte (ov’era un pozzo ”di sasso tutto d’un pezzo”), attorno a cui si sviluppavano i vari edifici: a sud una bassa e lunga costruzione porticata fungeva da alloggio per i braccianti, a nord-est la residenza padronale disposta su due piani e munita di loggia passante. Qui una camera era indicata come posta ”sotto la Colombara ò Torre”. Ad est si sviluppavano altri ambienti di servizio (stalle per cavalli, ecc.) e si apriva un altro ”Portone che và nel Prato con orto”.

L’aspetto attuale del complesso rispecchia abbastanza quello delineatosi verso la fine del XVII secolo, dopo il suo passaggio alle Monache di S. Maria degli Angeli: le alte mura racchiudono ancora la serie di edifici disposti attorno alla corte.

All’angolo nord-est è presente la massiccia torre a pianta rettangolare (ora non più inglobata in altro edificio), in mattoni disposti regolarmente, scandita da una ripartizione ottenuta da cornici in cotto che corrono su tutto il paramento murario. 

La parte sommitale presenta una serie di arcate cieche (3 sul lato corto, 4 sul lato lungo) che si aprono al centro con finestrature.  La bella torre, sormontata da una campanella per le comunicazioni con gli agricoltori dell’azienda, conferisce ancora oggi un tocco di nobiltà a tutto l’insieme. 

Notevole la presenza di un oratorio, tutt’ora consacrato, dedicato all’Assunzione di Maria Vergine, ed eretto in seguito ad una licenza del 24 novembre 1774.

All’esterno della piccola abside nel 1922 fu realizzato da Alberto Minelli un ’mausoleo di famiglia’ per accogliere i resti del figlio Luigi Carlo Minelli, ufficiale di cavalleria morto sul Montello nel 1918, e da qui in avanti, oltre ad Alberto stesso, i suoi discendenti.

Le ultime modifiche sono da imputarsi ad Alberto Minelli, pronipote dell’omonimo avo, che dedicò, nel 2000, parte della struttura ad attività ricettiva di tipo agrituristico.

Il Monastero

I Bonfigli sarebbero non solo di lignaggio nobile ma anche di origine assai antica, se già nel 1194 risultano aver venduto una casa ed orto a Bologna, nel borgo di S. Felice. Nel XV secolo sono attestati come possidenti terrieri a Castel d’Argile, dove avevano una Cappella, con altare dedicato a Santa Maria, nella chiesa parrocchiale di San Pietro. Al 6 marzo 1550 è datato il testamento di tal Pietro di Giacomo Bonfigli in favore delle Monache Suor Cornelia, Suor Camilla e Suor Laura. Dell’anno seguente è un atto di acquisto, sempre da parte di Pietro, di altro terreno sito a Bagno.

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Erede di Pietro fu Andrea. Dietro bolla di papa Pio IV, nel 1565 veniva infatti concesso ad Andrea Bonfigli e alle figlie Elena, Doratea, Lavinia e Sulpizia di erigere un convento in via Nosadella (Bologna). Qui il medesimo Bonfigli rinchiuse sei delle sue figliuole, cioè cinque nel principio, e la minore per nome Barbara, non essendo in età, si monacò dopo; Le sorelle Bonfigli quindi, alla morte del padre Andrea, furono seguite in convento dalla madre, Giulia Paselli. Nel 1611 Paolo Bonfigli, unico figlio maschio ed ultimo di questo ramo, morendo senza eredi lasciava, tra gli altri beni, il ”palazzo nobile e possessione” di Bagno di Piano alle Monache di S. Maria degli Angeli ove erano entrate da tempo le sorelle e la madre. Da quel momento il complesso di Bagno divenne residenza estiva delle religiose bolognesi: ciò spiega quindi le ragioni della creazione del grande recinto riservato, mediante la radicale trasformazione delle strutture preesistenti. Nei documenti che testimoniano il passaggio di proprietà all’Ordine di S. Maria degli Angeli sono riportati i contratti d’affitto in vigore in quegli anni (peraltro accompagnati da elenchi nutriti di impegni da onorare) con il tipo di coltura praticatavi, consistente in questo caso in ’canapa, uva, fasoli, miglio e melega’. L’ordine religioso, in possesso di vasti terreni a Bagno (…) si occupava, non solo dell’amministrazione dei beni agricoli, ma anche della manutenzione dei canali di scolo”.

Napoleone, la restaurazione e la famiglia Minelli

L’istituzione monastica fu poi soppressa nel 1799 a seguito delle leggi napoleoniche e i beni delle religiose alienati. Il convento in Bologna ”dapprima dato in locazione a quelle monache che avessero voluto continuare a condurre vita comunitaria non claustrale, fu posto in vendita nel 1810”. Le proprietà di Bagno di Piano, anch’esse alienate, vennero successivamente vendute alla famiglia Masetti, ora Masetti Zanini, tra il 1816 e il 1820. Per matrimonio di una discendente di questi, poco oltre la metà dell’Ottocento, la villa e parte dei terreni pervennero ai Minelli, attuali proprietari”.

Cinematografia

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975) Un film di Pupi Avati con Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Lucio Dalla e Gianni Cavina L’affittacamere (1976) Un film di Mariano Laurenti con Gloria Guida, Lino Banfi ed Enzo Cannavale

Collezioni

CIVILTÀ AMAZZONICA Reperti, documentazioni e immagini raccolte in 15 spedizioni nel bacino amazzonico da Alberto Minelli VEICOLI D'EPOCA Auto e Moto restaurate e conservate tra cui un’Alfa Romeo Giulietta Sprint, una serie di Range Rover e Mini, una Jeep Willy’s M38A1 e Vespe Piaggio